Il Piano Nazionale Transizione 4.0 riconosce un credito d’imposta a favore delle imprese che realizzano investimenti per l’acquisto di beni nuovi strumentali alla trasformazione tecnologica e digitale, la cui misura varia in base all’ammontare dell’investimento, alla dimensione dell’impresa e alla tipologia di bene acquistato.

Ma cosa accadrebbe se invece di acquistare un bene nuovo, volessimo adeguare agli attuali standard tecnologici un bene usato? Perderemmo il diritto al beneficio?

La risposta è: no, se si rispettano determinati requisiti.

Si tratterebbe, in questo caso, di revamping.

Il revamping è un intervento di ristrutturazione degli impianti industriali non 4.0 impiegati nel processo produttivo o anche non funzionanti, al fine di ripristinarne la produttività e trasformarli in beni 4.0.

Il primo requisito da rispettare è, quindi, che il bene in questione non sia 4.0 e che lo diventi con l’intervento stesso di revamping.

Il Ministero dello Sviluppo Economico, nelle FAQ pubblicate il 19 maggio 2017, definisce “revamping” quell’intervento di aggiornamento che consentirà al bene di produrre qualcosa di diverso e lo distingue dal caso dell’”ammodernamento”, che non comporta, invece, una sostanziale modifica della macchina.

In entrambi i casi l’azienda potrà beneficiare dell’agevolazione fiscale solo se è garantito il soddisfacimento delle 5+2 caratteristiche indicate nell’Allegato A della Legge 232/2016:

1) controllo per mezzo di CNC (Computer Numerical Control) e/o PLC (Programmable Logic Controller);

2) interconnessione ai sistemi informatici di fabbrica con caricamento da remoto di istruzioni e/o part program;

3) integrazione automatizzata con il sistema logistico della fabbrica o con la rete di fornitura e/o con altre macchine del ciclo produttivo;

4) interfaccia tra uomo e macchina semplici e intuitive;

5) rispondenza ai più recenti parametri di sicurezza, salute e igiene del lavoro.

I beni, inoltre, devono essere dotati di almeno due tra le seguenti ulteriori caratteristiche per renderli assimilabili o integrabili a sistemi cyberfisici:

a) sistemi di telemanutenzione e/o telediagnosi e/o controllo in remoto;

b) monitoraggio continuo delle condizioni di lavoro e dei parametri di processo mediante opportuni set di sensori e adattività alle derive di processo;

c) caratteristiche di integrazione tra macchina fisica e/o impianto con la modellizzazione e/o la simulazione del proprio comportamento nello svolgimento del processo (sistema cyberfisico);

d) dispositivi, strumentazione e componentistica intelligente per l’integrazione, la sensorizzazione e/o l’interconnessione e il controllo automatico dei processi utilizzati anche nell’ammodernamento o nel revamping dei sistemi di produzione esistenti;

e) filtri e sistemi di trattamento e recupero di acqua, aria, olio, sostanze chimiche e organiche, polveri con sistemi di segnalazione dell’efficienza filtrante e della presenza di anomalie o sostanze aliene al processo o pericolose, integrate con il sistema di fabbrica e in grado di avvisare gli operatori e/o di fermare le attività di macchine e impianti.

A questi si aggiunge il rispetto del requisito dell’interconnessione al sistema informativo aziendale, di cui abbiamo parlato nello scorso articolo “L’interconnessione tardiva dei beni 4.0”

I costi sostenuti per l’acquisto di tutti quei dispositivi, strumentazione e componentistica necessari a realizzare il revamping, sono agevolabili e potranno essere parzialmente recuperati sottoforma di credito d’imposta, ma non sarà agevolabile il valore del bene ristrutturato.

Per conoscere nel dettaglio le aliquote previste, leggi l’articolo:

Legge di bilancio 2021: le novità del Piano Transizione 4.0 (industria 4.0)

Il revamping dei beni non 4.0

SETTE RAGIONI PER REALIZZARE IL REVAMPING

I motivi per realizzare il revamping di un impianto:

  1. limitare l’investimento;
  2. incrementarne la produttività e, di conseguenza, aumentare la capacità produttiva aziendale;
  3. garantire migliori standard di sicurezza e un risparmio energetico;
  4. realizzare l’interconnessione con il sistema informativo aziendale;
  5. ridurre i costi di produzione;
  6. aumentare la flessibilità produttiva;
  7. ridurre i costi di manutenzione.

L’analisi tecnica preventiva dell’impianto, svolta da un professionista, consente di identificare lo stadio del ciclo di vita in cui si trova il macchinario e operare un’analisi costi-benefici per poter valutare la convenienza economica dell’operazione di revamping.

Per valutare tutti gli aspetti tecnici ed economici di un’operazione di revamping e per essere certi di maturare il diritto al credito d’imposta, è fortemente consigliato affidarsi a professionisti del settore.

Noi di BE Informatica possiamo:

  • analizzare il bene per verificare la rispondenza ai requisiti previsti dalla normativa;
  • redigere la relazione tecnica e/o perizia asseverata;
  • sviluppare il software per connettere le macchine al sistema informativo aziendale.

 

Il revamping dei beni non 4.0