Il bonus ricerca e sviluppo 2018 è un’agevolazione fiscale che spetta a quelle imprese e società di qualsiasi forma giuridica, che effettuano investimenti in attività di R&S introdotta dal decreto Destinazione Italia e modificata dalla scorsa legge di Stabilità.

Il dipartimento delle Finanze ha provveduto a rendere disponibile sul suo sito istituzionale, la relazione illustrativa che rende operativa l’agevolazione.

Con la Legge di Bilancio 2017, il bonus è stato prorogato di un altro anno, fino al 31 dicembre 2020 ed è stato aumentato al 50%.

Vediamo quindi cos’è e come funziona il bonus R&S, a chi spetta, ovvero, i beneficiari, le spese ammissibili ed in cosa consiste la misura sotto forma di credito d’imposta.

Cos’è il bonus ricerca & sviluppo?

Il bonus ricerca e sviluppo, è un’agevolazione fiscale introdotta dal decreto Destinazione Italia, articolo 3 del Dl 145/2013 successivamente modificato e riscritto dalla Legge di Stabilità 2015, legge 190/2014. Tale modifica, che si ritrova nel DM del 27 maggio 2015 adottato dal Ministero dell’Economia e Finanze di concerto con il MISE, ha riguardato non solo i beneficiari ma anche la misura e le modalità di accesso al beneficio.

A chi spetta il bonus ricerca e sviluppo 2018?

Il bonus ricerca e sviluppo 2018, ossia, credito d’imposta per le imprese e società che investono fino ad una massimo di 20 milioni di euro nelle attività di sviluppo e ricerca dagli anni 2016 al 2020, spetta ai seguenti soggetti beneficiari:

  • Tutte le imprese di qualsiasi ordine giuridico, a prescindere dal settore economico in cui operano e dal regime contabile fiscale che hanno adottato

Grazie alla legge di Bilancio 2017, il bonus sviluppo e ricerca spetta ora anche alle imprese non residenti ma con stabili organizzazioni in Italia, in caso di stipula dei contratti con imprese residenti o localizzate in altri Stati membri dell’Ue, negli Stati aderenti all’accordo sullo Spazio economico europeo o in Stati white list, con i quali è possibile lo scambio di informazioni.

Il credito d’imposta può essere fruito solo in compensazione a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in cui sono stati sostenuti i costi per le attività in ricerca e sviluppo.

Bonus ricerca e sviluppo 2018: requisiti, quando e quanto spetta?

bonus ricerca e sviluppo 2018 consiste nella possibilità per le imprese che investono negli anni 2016, 2017, 2018, 2019 e 2020 nel settore della ricerca e dello sviluppo, al fine di aumentare l’innovazione e la loro competitività, un credito d’imposta R&S, le cui modalità di riconoscimento sono sancite dal comma 1, articolo 3, del Dl 145/2013 e confermate dall’articolo 5 del DM del 27 maggio 2015.

Requisiti e condizioni: Il bonus è riconosciuto a ciascun beneficiario, per ogni anno, fino all’importo massimo di 5 milioni di euro, a patto però che:

  • la spesa per gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo, sia per ciascun anno d’imposta di almeno 30 mila euro
  • la suddetta spesa sia di tipo incrementale, e cioè che ecceda la media degli stessi investimenti effettuati dall’impresa nei 3 anni precedenti e a quello in corso

Per le nuove imprese che hanno aperto l’attività da meno di 3 anni, il calcolo della media degli investimenti in attività di ricerca e sviluppo, ai fini di riconoscimento del bonus fiscale, è quella relativa alle spese effettuate a partire dal periodo d’imposta in cui sono costituite.

Quanto spetta di bonus? E di credito d’imposta? La misura dell’agevolazione prevede 2 differenti aliquote di credito d’imposta ricerca e sviluppo, in funzione delle diverse tipologie di spese, ovvero:

  • Per i costi per il personale altamente qualificato e per i contratti di ricerca extra muros: spetta il 50% della spesa incrementale
  • Per i costi relativi alle quote di ammortamento e alle competenza tecniche e privative industriali: spetta il 50% della spesa incrementale

Quali attività rientrano nel credito d’imposta?

Secondo quanto disposto dal Decreto Destinazione Italia, le attività di R&S che rientrano nel bonus, e per le quali spetta il credito di imposta sono:

  • Lavori sperimentali o teorici
  • Ricerca pianificata o indagini critiche, utili per la messa a punto di nuovi prodotti, servizi o sistemi, o per il miglioramento di prodotti esistenti
  • Acquisizione, combinazione e utilizzo delle conoscenze di natura scientifica, tecnologica e commerciale
  • Produzione e collaudo di prodotti, processi e servizi, né industriali e né per finalità commerciali
  • Spese relative al personale impiegato nelle attività di R&S sono agevolabili, anche i lavoratori non sono “altamente qualificati”

Non rientrano nelle spese di attività di R&S, e per cui non ammesse al beneficio: modifiche ordinarie o periodiche effettuate su prodotti, linee di produzione, processi di fabbricazione, servizi esistenti anche se rappresentano dei miglioramenti.

Quali sono le spese agevolabili per cui spetta il bonus Ricerca e Sviluppo?

Le spese ammesse nel bonus R&S , sono i costi sostenuti dall’impresa, direttamente connessi allo svolgimento delle attività di R&S, quali:

  • Costi del personale altamente qualificato e non impiegato in attività di R&S: tale spesa rientra nel bonus, se il personale è in possesso di un titolo di dottore di ricerca, di una laurea magistrale in discipline di ambito tecnico o scientifico, o iscritto ad un ciclo di dottorato presso un’università italiana o estera, e sia assunto come dipendente dell’impresa in qualità di impiegato nelle attività di R&S o come collaboratore, compresi professionisti e artisti impiegati nelle attività di R&S, a patto però che la propria attività, venga svolta all’interno dell’impresa stessa. In tali spese, sono compresi anche: retribuzione lorda e contributi obbligatori
  • Quote di ammortamento spese di acquisizione o utilizzazione di strumenti e attrezzature di laboratorio: costo unitario non inferiore a 2 mila euro IVA inclusa. Per fruire dell’ammissibilità delle quote nel bonus, tali beni devono essere di proprietà dell’impresa o utilizzate dalla stessa, oppure, se acquisiti tramite locazione finanziaria vanno inseriti anche i canoni di affitto nel limite dell’importo deducibile, se invece la locazione non è finanziaria, si tiene conto del costo storico riportato nel contratto o dichiarato dal locatore
  • Spese sostenute per stipulare contratti di ricerca con le università, enti di ricerca o organismi equiparati, con le altre imprese e start-up innovative, differenti da quelle controllate dall’impresa. N.B. i contratti di ricerca extra muros, per essere ammessi al beneficio, devono essere stipulati con imprese italiane o residenti in uno Stato Ue, o aderente all’accordo sullo spazio economico europeo
  • Spese per acquisire competenze tecniche e privative industriali relative a un’invenzione industriale o biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale, anche se esterna

Inoltre, sono spese ammissibili, ma solo per le imprese non soggette a revisione legale dei conti e prive di un collegio sindacale, i costi sostenuti per la certificazione contabile, nel limite di 5mila euro.

Cumulabilità con altre misure previste dal Piano nazionale Industria 4.0 (Impresa 4.0)

Il beneficio è cumulabile con:

  • Superammortamento e Iperammortamento
  • Nuova Sabatini
  • Patent Box
  • Incentivi alla patrimonializzazione delle imprese (ACE)
  • Incentivi agli investimenti in Start up e PMI innovative
  • Fondo Centrale di Garanzia

Fonte: Guida Fisco

Per approfondimenti si veda anche: Credito R&S (MISE)

 

Per maggiori dettagli, puoi dare uno sguardo all’articolo sulle ultime novità industria 4.0 (impresa 4.0) del 2019  e il nuovo voucher innovation manager.

 

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