La pericolosa tendenza di resistere al cambiamento

L’elemento critico che, purtroppo, ancora influenza i progetti di sviluppo e innovazione di molte società italiane, in particolare piccole e medie imprese (PMI), non è tanto la componente tecnologica ovvero la decisione sulla trasformazione digitale, bensì la scelta di voler “mentalizzare” il cambiamento (o meglio l’evoluzione) del sistema-azienda verso il nuovo modello della Impresa 4.0.

Nel campo della Ricerca, Sviluppo e Innovazione l’Italia investe una quota irrilevante del PIL e le imprese italiane hanno oggi la possibilità di cavalcare l’onda della trasformazione grazie al vigente Piano nazionale “Industria 4.0” che offre un’ampia gamma di misure agevolative per quelle aziende che decidono di avviare un processo evolutivo identificato come la “quarta rivoluzione industriale”.


Il fitto tessuto delle PMI italiane: asset strategico per il Paese

Le produzioni del Made in Italy hanno assunto negli anni una posizione di primo piano sui mercati di tutto il mondo per la indiscussa qualità ed unicità dei prodotti italiani (in particolare nei settori del Fashion, Food e Machinery).

Le aziende italiane nell’ultimo decennio, sempre più orientate all’internazionalizzazione e all’export, hanno quindi avvertito la necessità di misurare la propria leva competitiva nei confronti delle imprese di altri paesi (europei ed extra-europei) che magari avevano già avviato in precedenza quel processo di “ammodernamento” indispensabile per poter competere nel contesto economico mondiale.

Ed è propria la tradizione e la tipicità (alquanto conservativa) della industria produttiva italiana formata sostanzialmente dalle moltissime PMI che compongono il tessuto imprenditoriale dell’Italia. Ma ora le aziende italiane si trovano a dover affrontare, inevitabilmente, il cambiamento che già è in atto in tutti i paesi del mondo.


Con la trasformazione digitale nuovi strumenti a beneficio del business

Come spiega Gennaro Mincione (aziendalista e manager d’impresa, Founder & Owner di Innovazioni & Strategie D’Impresa):

“Il passaggio dal vecchio mondo analogico alla nuova realtà digitale  –  rappresenta per le aziende un vero e proprio cambio di release che offre una vasta gamma di nuovi strumenti per migliorare il governo della complessa macchina-impresa; ciò che oggi ci viene offerto dalla tecnologia digitale rappresenta un passaggio evolutivo indispensabile per le imprese italiane.”

Se pensiamo ad esempio al controllo di gestione, che normalmente è di tipo “accountancy” (cioè di derivazione contabile ex-post), con i nuovi modelli di controllo basati sulle nuove tecnologie digitali (IoT, macchine interconnesse, AI, machine learning, algoritmi predittivi, ecc.) si può avere un cruscotto  “real-time business management” che costantemente ed immediatamente fornisce informazioni e notizie circa l’andamento della gestione aziendale.

Oppure, se consideriamo le problematiche derivanti dalla gestione (efficiente o inefficiente) della supply chain in un’azienda fortemente esposta alla dinamica dei prezzi delle materie prime e quindi le conseguenti risultanze in termini di gestione del Capitale Circolante operativo; in questo caso la FinTech potrebbe agevolare il compito del CFO.

Altro argomento di riflessione ci viene offerto dalle nuovissime soluzioni di Digital Mobile Marketing nel campo della comunicazione d’impresa.

Ma ci sarebbero tantissimi esempi per spiegare come la trasformazione digitale dei processi aziendali può modificare radicalmente il modo di “fare impresa”; è indispensabile però che l’imprenditore-titolare dell’azienda si affidi alla cure del consulente-manager della trasformazione, il quale a sua volta deve essere supportato e sponsorizzato dallo stesso imprenditore a tutti i livelli dell’organizzazione aziendale.

Il progetto del cambiamento, per essere vincente, deve essere radicale e totalitario.

La solita frase: “ma noi abbiamo sempre fatto così!” dovrà essere tassativamente vietata.”.

È importante che in questo cambio epocale, in cui le imprese italiane dovranno dimostrare di saper essere al passo della tecnologia e dei nuovi scenari competitivi internazionali, dalla resistenza al cambiamento non nascano tanti Don Chisciotte dell’era digitale.